Cosa sono le micotossine e perché sono pericolose
30 Settembre 2025Tra i contaminanti più insidiosi che possono trovarsi nei cibi ci sono le micotossine, sostanze naturali ma altamente pericolose prodotte da muffe e funghi microscopici. Nonostante la loro origine naturale, questi composti sono responsabili di intossicazioni alimentari, danni cronici alla salute e perdite economiche nella filiera agroalimentare. Si tende spesso a pensare che le peggiori intossicazioni o cause di patologie importanti provengano da sostanze prodotte dall’uomo, come per esempio le microplastiche. Tuttavia, anche madre natura può regalarci esperienze spiacevoli. Vediamo di seguito in che modo.
Cosa sono le micotossine
Le micotossine sono metaboliti tossici prodotti da alcune specie di funghi, soprattutto dei generi Aspergillus, Penicillium e Fusarium. Questi microrganismi si sviluppano su numerosi vegetali e derrate alimentari, specialmente se conservati in condizioni sfavorevoli come umidità elevata o scarsa igiene.
Caratteristiche principali:
- Sono molecole di piccole dimensioni, molto stabili.
- Possono contaminare alimenti vegetali (mais, grano, arachidi) e prodotti di origine animale tramite mangimi contaminati.
- La gravità delle micotossicosi dipende dal tipo di micotossina, dalla dose e dalla durata dell’esposizione, oltre che dallo stato di salute dell’individuo.
Principali tipi di micotossine e i loro effetti
Sono state identificate oltre 300 micotossine, ma le più rilevanti per la salute pubblica sono:
Aflatossine
Prodotte da Aspergillus flavus e A. parasiticus. Si trovano in cereali, arachidi, semi oleosi, spezie, cacao e latte. Possono causare intossicazioni acute e, a lungo termine, cancro al fegato, immunosoppressione e mutazioni genetiche. L’aflatossina B1 è classificata come cancerogeno di gruppo 1 dall’IARC. Come evitare di ingerire queste muffe? E’ fondamentale conservare adeguatamente gli alimenti, in quanto nei paesi considerati ad alto reddito come l’Italia, è estremamente improbabile che questi giungano già contaminati sulle nostre tavole. Di fatti, le normative relative alla coltivazione, raccolta e lavorazione delle materie prime sono sempre piuttosto rigorose. Quanto alla conservazione degli alimenti, se le temperature oscillano tra i 25 e i 32 gradi e l’umidità supera l’80%, c’è maggiore possibilità di sviluppare le muffe sopracitate.
Ocratossina A
Prodotta da specie di Aspergillus e Penicillium. Presente in cereali, caffè, vino e legumi. L’ocratossina A è nefrotossica (cioè tossica per il fegato), può sopprimere il sistema immunitario ed è indicata dall’IARC come possibile cancerogeno (gruppo 2B).
Troppi caffè? Occhio alla ocratossina
Fumonisine
Le fumonisine sono un gruppo di micotossine prodotte principalmente da funghi del genere Fusarium, in particolare da Fusarium verticillioides e Fusarium proliferatum. Queste muffe contaminano soprattutto il mais, ma possono trovarsi anche in altri cereali come sorgo, miglio e riso, specialmente quando le condizioni climatiche sono calde e umide. A differenza di altre micotossine, le fumonisine non sono completamente termostabili: la cottura può ridurne parzialmente la concentrazione, ma non eliminarle del tutto.
Dal punto di vista tossicologico, le fumonisine interferiscono con la sintesi degli sfingolipidi, molecole fondamentali per il corretto funzionamento delle membrane cellulari. Questa caratteristica le rende pericolose soprattutto per fegato e reni, organi particolarmente sensibili ai loro effetti. La più diffusa e tossica è la fumonisina B1 (FB1), riconosciuta come la più rilevante per la salute umana.
Negli animali, le fumonisine sono state associate a patologie specifiche: nei cavalli provocano la leucoencefalomalacia equina (grave malattia neurologica), mentre nei suini sono responsabili della sindrome dell’edema polmonare. Nell’uomo, studi epidemiologici hanno evidenziato una correlazione tra consumo cronico di mais contaminato e maggiore incidenza di cancro esofageo in alcune aree geografiche, come Sudafrica, Cina e America Latina.
Le autorità sanitarie, tra cui EFSA e FAO/OMS, hanno fissato valori guida per limitare l’esposizione, dato che queste tossine sono diffuse e difficili da eliminare completamente dalla catena alimentare. La prevenzione si basa soprattutto su buone pratiche agricole e di stoccaggio, unite a controlli analitici rigorosi lungo tutta la filiera di produzione.
Tricoteceni
I tricoteceni rappresentano una vasta famiglia di micotossine prodotte principalmente da muffe del genere Fusarium. Tra i più noti vi è il deossinivalenolo (DON), conosciuto anche come vomitotossina a causa dei sintomi tipici che può provocare. Queste tossine contaminano soprattutto cereali come grano, orzo, mais, avena e segale, sia durante la crescita in campo che nella fase di stoccaggio, soprattutto in condizioni climatiche umide e fresche.
L’ingestione di alimenti contenenti tricoteceni può causare disturbi gastrointestinali quali nausea, vomito, dolori addominali e diarrea. Nei casi più gravi, quando l’esposizione è elevata e prolungata, possono insorgere problemi più seri come inappetenza cronica, perdita di peso, indebolimento del sistema immunitario e ridotta capacità di sintesi proteica. In passato, il consumo di cereali pesantemente contaminati da tricoteceni ha provocato vere e proprie epidemie di intossicazione alimentare.
Oggi, grazie ai controlli e alla definizione di limiti massimi ammissibili, il rischio è sotto controllo, ma queste tossine rimangono una minaccia costante per la sicurezza alimentare e richiedono un attento monitoraggio lungo tutta la filiera.
Zearalenoni
Gli zearalenoni sono micotossine prodotte da diverse specie di Fusarium che colpiscono principalmente cereali come grano, mais, orzo, avena e sorgo. La loro peculiarità è la capacità di mimare l’azione degli estrogeni, motivo per cui vengono definite anche micoestrogeni.
Negli animali da allevamento, soprattutto suini e bovini, queste sostanze possono causare problemi riproduttivi come infertilità, aborto spontaneo e alterazioni del ciclo estrale. Nell’uomo i rischi a livelli di esposizione abituali sono considerati bassi, ma la loro attività ormonale suscita preoccupazioni legate al possibile ruolo come interferenti endocrini, ossia sostanze capaci di alterare l’equilibrio ormonale.
La ricerca scientifica sta ancora indagando sugli effetti a lungo termine degli zearalenoni, soprattutto in relazione all’esposizione cronica e alla possibile interazione con altre micotossine. Nonostante lo IARC li abbia classificati come non cancerogeni (gruppo 3), la comunità scientifica mantiene elevati livelli di attenzione, specialmente nei prodotti destinati all’alimentazione infantile.
Patulina
La patulina è una micotossina prodotta principalmente da muffe del genere Penicillium, in particolare Penicillium expansum, responsabile del tipico marciume delle mele. Questa sostanza si trova soprattutto nella frutta ammaccata o deteriorata e nei prodotti derivati come succhi e puree. A differenza di altre micotossine, la patulina non resiste ai processi fermentativi: per questo motivo non si trova nel sidro, ma è più comune nei succhi di mela non fermentati.
Dal punto di vista tossicologico, la patulina presenta una tossicità moderata: può causare disturbi gastrointestinali, nausea, irritazioni e, in studi sugli animali, è stata collegata a effetti sul sistema immunitario e nervoso. Per ridurre il rischio, l’Unione Europea ha stabilito limiti massimi molto severi, in particolare nei prodotti destinati all’infanzia: ad esempio, i succhi per bambini non devono superare i 10 μg/kg, mentre per gli altri succhi di frutta il limite è fissato a 50 μg/kg.
La prevenzione passa dalla corretta selezione della frutta: l’eliminazione dei frutti danneggiati o ammuffiti è essenziale per garantire succhi e puree sicuri. Anche i consumatori possono contribuire riducendo il rischio, evitando di consumare mele con segni di marciume.
Dove si trovano le micotossine
- Cereali (grano, mais, orzo, riso, avena)
- Legumi e semi oleosi (soia, arachidi, semi vari)
- Frutta secca e spezie
- Frutta fresca e trasformata (mele, uva, fichi)
- Prodotti di origine animale (latte, carne) tramite mangimi contaminati
Micotossine e salute: perché sono pericolose
Gli effetti possono essere:
- Acuti: avvelenamenti gravi, più frequenti negli animali.
- Cronici: cancerogenicità, immunosoppressione, danni al fegato e ai reni, effetti teratogeni e squilibri ormonali.
Studi recenti indagano anche possibili effetti sull’assetto del microbiota intestinale e su condizioni neurocomportamentali correlate a esposizioni prolungate.
Normative e limiti di sicurezza
Europa e Stati Uniti hanno fissato limiti rigorosi per varie micotossine nei prodotti alimentari e nei mangimi. Alcuni esempi:
- Aflatossina B1 nei cereali: max 2 µg/kg
- Aflatossina M1 nel latte: max 0,05 µg/kg
- Limiti specifici per zearalenone e patulina in prodotti per l’infanzia
Come prevenire le micotossine negli alimenti
La rimozione completa è difficile, ma è possibile ridurre il rischio adottando misure lungo tutta la filiera:
In campo
- Utilizzo di varietà resistenti
- Rotazioni colturali e pratiche agronomiche che riducono lo stress delle piante
Raccolta e stoccaggio
- Essiccazione rapida dei prodotti
- Controllo di temperatura e umidità nei magazzini
- Buona ventilazione e pulizia degli ambienti di stoccaggio
Industria alimentare e controlli
- Applicazione rigorosa del sistema HACCP
- Monitoraggio analitico costante
- Scarto dei lotti contaminati
Lato consumatore
- Scegliere prodotti da filiere controllate
- Non consumare cibi con evidenti segni di muffa
- Conservare correttamente cereali, frutta secca e spezie
Le micotossine sono contaminanti naturali ma potenzialmente pericolosi. Grazie a normative e controlli la presenza negli alimenti commerciali è generalmente sotto soglia, ma la prevenzione lungo tutta la filiera rimane essenziale. Buone pratiche agricole, stoccaggio corretto, controlli industriali e scelte consapevoli del consumatore sono le armi migliori per ridurre il rischio di esposizione.


